<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>News &#8211; Maria Luisa Brasile</title>
	<atom:link href="https://marialuisabrasile.it/tag/news/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://marialuisabrasile.it</link>
	<description>Un progetto teso a restituire a bambini e ragazzi riferimenti educativi e di crescita adeguati ai mutamenti sociali intervenuti negli ultimi decenni.</description>
	<lastBuildDate>Sun, 21 Feb 2021 19:31:47 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.5</generator>

<image>
	<url>https://marialuisabrasile.it/wp-content/uploads/2020/10/cropped-favicon-5.png</url>
	<title>News &#8211; Maria Luisa Brasile</title>
	<link>https://marialuisabrasile.it</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>L&#8217;arteterapia ai tempi del Covid</title>
		<link>https://marialuisabrasile.it/larteterapia-ai-tempi-del-covid/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Associazione Maria Luisa Brasile]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Feb 2021 19:12:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://marialuisabrasile.it/?p=2315</guid>

					<description><![CDATA[RIVISTAIMPRONTE.NET, di L. Grignoli e B. Cipolla I messaggi corrono su whatsapp… Laura: –Ed ora? Come si fa ad animare i laboratori di arteterapia in questo periodo di confinamento? Barbara: – Non si può uscire. I rapporti, perfino con il medico di base, si gestiscono con i messaggini. Le terapie individuali potremmo tenerle… chiedendo magari un certificato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="event-date infinite-head"><i class="icon_clock_alt"></i>31 Gen 2021</span>
<img fetchpriority="high" decoding="async" width="1200" height="675" src="https://marialuisabrasile.it/wp-content/uploads/2021/02/pexels-cherry-laithang-3459713-1200x675.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="La creazione di Adamo" srcset="https://marialuisabrasile.it/wp-content/uploads/2021/02/pexels-cherry-laithang-3459713-1200x675.jpg 1200w, https://marialuisabrasile.it/wp-content/uploads/2021/02/pexels-cherry-laithang-3459713-1600x900.jpg 1600w, https://marialuisabrasile.it/wp-content/uploads/2021/02/pexels-cherry-laithang-3459713-600x338.jpg 600w, https://marialuisabrasile.it/wp-content/uploads/2021/02/pexels-cherry-laithang-3459713-768x432.jpg 768w, https://marialuisabrasile.it/wp-content/uploads/2021/02/pexels-cherry-laithang-3459713-1536x864.jpg 1536w, https://marialuisabrasile.it/wp-content/uploads/2021/02/pexels-cherry-laithang-3459713-2048x1152.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />
<h2>RIVISTAIMPRONTE.NET, di L. Grignoli e B. Cipolla</h2>
<p>I messaggi corrono su whatsapp…</p>
<p>Laura: –<em>Ed ora? Come si fa ad animare i laboratori di arteterapia</em> <em>in questo periodo di confinamento?</em></p>
<p>Barbara: – <em>Non si può uscire. I rapporti, perfino con il medico di base, si gestiscono con i messaggini. Le terapie individuali potremmo tenerle… chiedendo magari un certificato del tampone negativo, ma come si può rischiare di vedersi in gruppo e lavorare fianco a fianco, come ci si può scambiare il tubetto di colla o la scodellina dei colori? Ma se sospendiamo sine die vanificheremmo tutto quello che abbiamo fatto finora!</em></p>
<p>Laura:-<em>In presenza è troppo rischioso, ma vedersi si può eccome!</em></p>
<p>Barbara:-<em>Diamo appuntamento a tutti i componenti del gruppo su una piattaforma online e decidiamo il da farsi.</em></p>
<p>Mai abbiamo apprezzato la tecnologia come in questo frangente!</p>
<p>La principale difficoltà accusata dalle persone in questo periodo di reclusione forzata è l’isolamento. Senza i contatti con gli altri vivono una parentesi fuori dal tempo, senza ‘benchmark’ ovvero senza quelle attività che scandiscono le loro giornate.</p>
<p>I primi obiettivi dei laboratori di arteterapia a distanza sono pensati, a mo’ di sfida, per irrompere in questo isolamento, per trattenere quel legame sociale che rassicura le persone in terapia sulla sopravvivenza dei loro punti di riferimento.</p>
<p>Le condizioni del trattamento sono forzosamente cambiate, non ci si può incontrare di persona. Inizialmente si sperava solo temporaneamente. Ma i mesi passano e la situazione non migliora. Prendiamo atto che nell’emergenza non possiamo che sfruttare il problema come occasione per imparare ad uscire dai confort e dalle sicurezze. Scoprire l’ effimero è lo scopo principale di un  buon trattamento terapeutico.</p>
<p>Ogni psicoterapia si avvale di presenza: il terapeuta, il paziente, il setting. Questo in tempi normali. Anche in questo campo molti terapeuti son dovuti ricorrere alle terapie su piattaforme online o via telefono (gli psicoanalisti trovano la comunicazione verbale la più vicina a quella sul lettino).</p>
<p>L’arteterapia aggiunge ai tre elementi su citati anche i medium, ovvero i materiali di cui ci si serve per esprimere i vissuti, elaborando un’opera ‘artistica’. Insomma il corpo è attivo e l’opera prodotta è concreta: tangibile e visibile.</p>
<p>Tuttavia dobbiamo ribadire che i materiali non sono terapeutici in sé. Non sono pillole di antibiotico. É sempre l’arteterapeuta a mettere in piedi dei dispositivi tali da stimolare una risposta ‘erotica’ nel paziente. Il materiale a disposizione, tuttavia, quali i colori, i pennelli, l’argilla, la carta e altri materiali informali, pur stimolando alcuni, inibisce la maggior parte.</p>
<p>Non si ha una partenza automatica ma sarà sempre la relazione tra le parti, che guida il terapeuta ad orientare il paziente o il gruppo dei pazienti a esternare con gesti creativi il proprio mondo interno.</p>
<p>Il problema, dunque, che si è venuto a creare in questo periodo di confinamento, in cui ci si incontra online, è l’assenza del corpo. Anzi è meglio parlare di parzialità di presenza, visto che la presenza c’è, su un monitor, a distanza. La voce e la vista sono presenza attiva e fisica del corpo, è la prossimità che è alterata: vicini e lontani contemporaneamente. Abbiamo dovuto riflettere e studiare nuove modalità di gestire i nostri laboratori, inventandoci un Artelieu ‘diffuso’.</p>
<p>Oggi, dopo svariati mesi di confinamento, noi immaginiamo degli atelier aerei, virtuali, dove ugualmente si usano il corpo e le mani, però, la presenza tra i membri è da remoto, come si usa dire.</p>
<p>Ci chiediamo: è un evento eccezionale o il cambiamento investe la globalità delle forme relazionali?</p>
<p>Le frequentazioni umane vanno sempre più modificandosi, lo dobbiamo ammettere, e non solo a causa del Covid.</p>
<p>Il problema che si pone oggi in modo impellente sulla comunicazione umana ci induce a riflessioni ulteriori, che verranno sviluppate man mano dai nuovi Watzlawick. Per ora la sfida immediata è chiedersi se lo strumento video chiamata, che pare funzionare per i cosiddetti webinar, possa essere sperimentato per animare laboratori di arteterapia. Per molti che immaginano i laboratori d’arteterapia come quelli degli artisti con cavalletti e tavolozze certo appare insano proporre l’arteterapia online. Ma noi che vediamo l’arteterapia piuttosto come un’officina interiore sempre al lavoro siamo propensi a metterci in gioco in tutti i modi consentiti.</p>
<p>È evidente che gestire dei laboratori da remoto non può limitarsi ad improvvisazioni o a fare un copia-incolla di proposte che si fanno normalmente in presenza.</p>
<p>I dispositivi devono essere studiati <em>ad hoc</em>, per consentire di lavorare da soli pur con il cordone ombelicale delle emozioni connesso col terapeuta e con l’occhio di una webcam.</p>
<p>Pensare alla possibilità dell’arteterapia a distanza non vuol dire che è sempre possibile. In primis vanno analizzate le condizioni di attuabilità. Per esempio il tipo di problematiche del paziente, la sua familiarità con i mezzi telematici, l’ambiente in cui vive, la sua accertata resistenza ai prolungati tempi di connessione, la sua capacità di rifornirsi da solo di materiali basici con cui lavorare. Azione quest’ultima già di per sé fortemente creativa e decisionale.</p>
<p>Ma anche da parte del terapeuta devono esserci delle condizioni. Soprattutto gli si richiede di essere un ‘<em>digital strategist’</em> oltre quello di saper gestire un gruppo a distanza.</p>
<p>E poi, per non farla troppo semplice, e per ribadire che non si può improvvisare l’ arteterapia a distanza, occorre che il paziente sappia gestire le emozioni sufficientemente, visto che tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo l’imprevisto: saper usare uno strumento non vuol dire necessariamente  padroneggiarlo.</p>
<p>E se durante il collegamento cade la linea? E se l’audio è disturbato? E se in casa ci sono altre persone per cui manca di privacy?</p>
<p>Tutti conosciamo il disagio di una videochiamata quando percepiamo l’interlocutore in modo diverso dall’incontro in presenza. Quando non possiamo sottrarci allo sguardo diretto. Quando ‘ospitiamo’ e ‘siamo ospitati’ nello stesso momento. Quando ‘viviamo’ due ambienti in contemporanea.</p>
<p>Prerequisito, dunque, fondamentale è la capacità nel paziente di saper gestire piccoli contrattempi senza cedere all’angoscia, ma anche di essere in collegamento senza ‘sostare’ a lungo sullo sguardo.</p>
<p>Siamo in fase di tentativi e tutto quello che stiamo sperimentando dovrà essere avvalorato nel corso del tempo e in condizioni le più diversificate.</p>
<p>La visione dell’arte e della sua continua evoluzione, alla base di molte nostre suggestioni che offriamo nei laboratori di arteterapia, ci prende veramente nel profondo, mostrandoci dei risvolti senza i quali non riusciremmo a dare un senso a certe produzioni dei pazienti.</p>
<p>Oggi per esempio percepiamo, tenendo conto dei fattori del macro e del micro cosmo artistici e scientifici, di vivere in un’epoca basata non solo sulle cose materiali e immateriali, ma sulla frenesia, sulla rapidità, sulla transizione. E’ l’epoca basata sempre di più su una realtà che sfugge, che porta l’uomo e l’umanità occidentale a vivere in modo illusorio la propria vita in relazione alle vite altrui: si percepisce veramente il senso del latente, il non toccabile, l’invisibile, il virtuale e il multimediale.</p>
<p>Nei nostri laboratori si sente moltissimo tutto questo. E non accade in modo intenzionale, ma semplicemente perché ognuno percepisce i cambiamenti e le suggestioni dell’epoca in cui vive. Detto questo è più comprensibile quello che proponiamo nei dispositivi artistici a distanza e perché le suggestioni che vengono dal mondo dell’arte sono rivelatrici.</p>
<p>Proponiamo qualche esempio di laboratori effettuati nella prima fase del confinamento per il covid, ovvero tra marzo e dicembre 2020.</p>
<h2><strong><em>Laboratorio per il museo del non visibile</em></strong></h2>
<p>La consegna è: crea un’opera pensabile, non visibile, in cui si usino solo le mani immaginarie.</p>
<p>Questo laboratorio presuppone un gruppo avanzato, che abbia già superato lo sblocco dell’immaginazione e che abbia accesso all’attività simbolica. Ci siamo ispirate all’iniziativa del MONA (museum of non visible art) creato da James Franco a New York. Si tratta di un museo di sole idee, senza opere fisiche da toccare o da guardare. Esse sono opere da immaginare a partire dalle descrizioni degli artisti autori che ‘espongono’. Iniziativa stravagante certo, ma <em>l’extra vagare</em> in arteterapia è l’investimento più redditizio.</p>
<p>La creazione è impalpabile, si serve di immagini descrivibili solo a parole in modo minuzioso, ricco e suggestivo, in modo che gli ‘spettatori’ possano creare una copia dell’opera nella loro testa. Ciò creerà tanti musei del non visibile quanti sono gli spettatori disposti a co-creare l’opera. Un bel risultato, vero? E il tutto senza uscire di casa, senza biglietto, dove l’ingrediente necessario è dato dalla concentrazione all’ascolto. Ciascuno si lascia andare a una visione fino a quando il vagare non si arresti su una sola immagine, completa come un quadro. Poi scrive su un foglietto con parole-pennellate.</p>
<p>Alla fine del laboratorio gestito individualmente della durata di pochi minuti, verrà riaperto l’audio e sulla piattaforma si procede alla lettura di ciascuna opera da parte dell’autore. Gli spettatori possono porre domande chiarificatrici del tipo: che colore era…la tal cosa era davanti a…</p>
<p>Si prosegue finché tutti i componenti del gruppo abbiano svolto il loro ruolo di autore. A seconda del gruppo si può aggiungere un momento di commento sulle immagini immagazzinate nel proprio museo.</p>
<p>Il progetto può sembrare stravagante e di difficile comprensione, ma altro non è che la specularità all’estrema evoluzione dell’arte contemporanea, dove spesso non è tanto importante il prodotto finito, quanto l’ispirazione, la novità, il gesto con cui viene realizzato. E noi analogamente in arteterapia non miriamo a produrre oggetti, ma a sollecitare processi. Il dispositivo suddetto non è stato facile, si tendeva a sconfinare nella scrittura creativa. Noi, invece, chiedevamo una immagine. Magari composita ma un’unica immagine. Dopo molte esperienze sarà un traguardo raggiunto.</p>
<h2> <strong><em>Laboratorio: Distanziamento con carezze</em></strong></h2>
<p>La consegna-guida per questo dispositivo è <em>‘Inventa con i materiali a tua disposizione a casa un congegno artistico che, mentre ti distanzia fisicamente dagli altri, ti consente di accarezzare</em>.</p>
<p>I lavori sono interessanti in quanto evidenziano le massicce proiezioni della propria affettività che vengono investite sul lavoro. Ognuno mette in evidenza come discostarsi da ciò che ritiene pericoloso, ma ciascuno immagina anche come ‘toccare’ l’altro o come vorrebbe essere accarezzato. Ecco apparire allora un cappello a falde larghe da un metro, i cui terminali sono fatti di piume. Un altro lavoro usa il corpo con prolunghe alle braccia che terminano con guanti imbottiti di ovatta per accarezzare da lontano.</p>
<p>Le idee sono originali, ma non mancano congegni aggressivi, terminanti a punte come lance. L’avvicinamento è implicito nel senso profondo di <em>ad-gredior</em>. Più che accarezzare c’è la voglia di ferire, di arrabbiarsi con l’altro ritenuto ‘untore’, colpevole, nemico da abbattere. L’idea di fondo è una mancata distinzione tra pericolo reale e pericolo immaginario. Nella discussione finale si parlerà di proiezioni, difese, persecutore…</p>
<h2><em>Conclusione</em></h2>
<p>Al termine di ogni sessione, le creazioni venivano condivise sul gruppo WhatsApp creato per l’occasione. Tutti possono commentare i lavori pubblicati.</p>
<p>È stata l’occasione per molti scambi tra il gruppo e noi arteterapeuti. Questi collegamenti a distanza intorno all’arteterapia sono stati di importanza inestimabile in questo periodo di isolamento.</p>
<p>I temi affrontati si sono andati evolvendo. All’inizio si trattava di servirsi in modo originale e artistica di elementi della vita quotidiana della persona, come spostare l’arredamento o disporre le sedie in funzione simbolica poi le sedute sono state orientate all’immaginazione. Ad esempio, alcune sessioni sono state dedicate alla realizzazione di progetti ibridi. L’idea era di associare e fondere 2 elementi che non avevano alcun legame a priori tra loro. In gruppo, pur distanziati geograficamente, è stata l’occasione per rappresentarsi presenti attraverso stratagemmi artistici.</p>
<p>Da sottolineare ciò che abbiamo osservato quando sono riprese le attività in presenza in Artelieu nella pausa tra un lockdown e l’altro. C’è stato chi è rimasto deluso dal dover rinunciare a queste sessioni creative virtuali. Molti continuano a creare disegni da soli e a condividerli nel gruppo WhatsApp. La relazione virtuale creata durante la reclusione continua. Un segno che l’idea di frequentare virtualmente i laboratori è stata preziosa per il gruppo. E non solo per facilitare l’espressione.</p>
<p>Esprimere non è che mettere fuori quello che si è, mentre creare un’opera è aggiungere qualcosa di nuovo, è cambiare il senso della propria esistenza, è cercare di esistere attraverso l’opera, è porsi davanti a se stessi. L’opera d’arte va oltre il suo autore, l’opera è un evento che apre un mondo, trasformandoci. La conquista di se stessi attraverso il lavoro consiste nel diventare altro e non nel tornare al medesimo. Non si tratta di mantenere se stessi, ma attraverso il lavoro e le diverse impressioni del proprio potenziale, realizzare qualcosa di sé che prima non si era integrato. L’arte non registra il mondo, ma dà un surplus di significato, trasforma se stessi e il mondo vissuto. Uscendo da se stessi e tornando a se stessi, arricchiti dal viaggio compiuto, la nostra realtà si trasforma e noi stessi di conseguenza. <em>“Creando un’opera, tutto accade come se l’Uomo mandasse il suo dubbio immaginario a portare a termine la sua ricerca, avanzando sulla scia di se stesso. L’opera si apre ad anticipazioni immaginarie di sé, attraverso figurazioni enigmatiche, diviene come uno scout che segue passo passo l’evoluzione, l’uomo compie un viaggio di andata e ritorno tra se stesso e la sua concretizzazione nel lavoro in cui ogni volta imprime qualcosa del proprio essere, per trovare nuovi modelli di identificazioni</em>” (JP Klein).</p>
<h3>Bibliografia</h3>
<p>Grignoli L. (2019)<em> Il corpo e le sue ‘gest-Azioni’</em>, Franco Angeli: Milano.</p>
<p>Klein J-P. (2015) <em>Penser l’art-thérapie, </em>Presses universitaires: Paris.</p>
<p> </p>
<h3>Articolo originale presente al seguente link:</h3>
<p><a href="https://rivistaimpronte.net/2021/01/31/larteterapia-ai-tempi-del-covid/?fbclid=IwAR3ypLVvaCZ017KXQ1LDrxI7wt2UFAfj9VGXUQy_SPzGFwgewUUEx8ggqR0" role="navigation" target="_blank" rel="noopener">L’arteterapia ai tempi del Covid.</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rinasce il Comitato OMEP Italia</title>
		<link>https://marialuisabrasile.it/rinasce-il-comitato-italiano-omep/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Associazione Maria Luisa Brasile]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Nov 2020 17:08:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://marialuisabrasile.it/?p=2295</guid>

					<description><![CDATA[OMEP (Organizzazione Mondiale per l’Educazione Prescolare) è la più antica e la più grande organizzazione internazionale, non governativa e senza fini di lucro, che si occupa di tutti gli aspetti relativi all’educazione prescolare e alla cura dell’infanzia da zero a otto anni. OMEP difende e promuove i diritti del bambino all’educazione e alla sua cura [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="event-date infinite-head"><i class="icon_clock_alt"></i>28 Nov 2020</span>
<img decoding="async" width="912" height="513" src="https://marialuisabrasile.it/wp-content/uploads/2020/12/comitato-naz-italiano2.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="Rinasce il Comitato OMEP Italia" srcset="https://marialuisabrasile.it/wp-content/uploads/2020/12/comitato-naz-italiano2.jpg 912w, https://marialuisabrasile.it/wp-content/uploads/2020/12/comitato-naz-italiano2-600x338.jpg 600w, https://marialuisabrasile.it/wp-content/uploads/2020/12/comitato-naz-italiano2-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 912px) 100vw, 912px" />
<p>OMEP (Organizzazione Mondiale per l’Educazione Prescolare) è la più antica e la più grande organizzazione internazionale, non governativa e senza fini di lucro, che si occupa di tutti gli aspetti relativi all’educazione prescolare e alla cura dell’infanzia da zero a otto anni. OMEP difende e promuove i diritti del bambino all’educazione e alla sua cura in tutto il mondo e sostiene attività che migliorano l’accessibilità a un’educazione prescolare di qualità.</p>
<p>L’Italia ha partecipato alla nascita di OMEP fin dalla prima Assemblea Mondiale nel 1948 con la presenza di <em>Maria Luisa Brasile</em> a Praga. Nel corso dei decenni, però, l’Italia ha vissuto una storia fluttuante all’interno dell’organizzazione, con una adesione che è diminuita fino al punto di scomparire.</p>
<p>In occasione del 70° anniversario di OMEP, durante l’Assemblea Mondiale tenutasi di nuovo a Praga, dal 25 al 26 giugno del 2018, è stata accolta la richiesta di un ritorno italiano in campo, motivato dal fatto che un Paese con una storia e una cultura importanti, anche nel campo dell’educazione prescolare, deve offrire il proprio contributo e assumersi la responsabilità di agire come attore nel continente europeo e nel mondo su questa fondamentale tematica.</p>
<p>Dunque, è rinato il Comitato Preparatorio Italiano, che in due anni, con l’intento di perseguire scopi educativi e formativi, ha costruito una rete di collaborazione con diverse associazioni locali ed enti nazionali, tra cui l’<em>Associazione Maria Luisa Brasile</em>.</p>
<p>Finalmente il 28 novembre 2020, l’Italia è tornata a partecipare con un Comitato ufficialmente riconosciuto nell’OMEP. Quarantatré Paesi riuniti nell’Assemblea Mondiale 2020 di OMEP, per la prima volta in modalità virtuale, hanno votato il cambio di stato, da Comitato preparatorio a Comitato nazionale italiano. Complimenti al presidente dott. Matteo Corbucci per aver fortemente creduto in tale progetto e buon lavoro a OMEP Italia!</p>
<p><a href="https://www.facebook.com/omepitalia/posts/3512759912138261" role="navigation" target="_blank" rel="noopener">Proclamazione Comitato OMEP Italia</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Pillole di pornografia</title>
		<link>https://marialuisabrasile.it/pillole-di-pornografia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Associazione Maria Luisa Brasile]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2020 16:53:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://marialuisabrasile.it/?p=2124</guid>

					<description><![CDATA[L’intervista Tre sedicenni che ragionano fuori dagli schemi nella loro pagina “Convivio anni ’20”, un argomento considerato tabù, un’intervista alla psicoterapeuta Adelaide Caldora (presidente dell’Associazione Maria Luisa Brasile), questi gli ingredienti per un podcast d’eccezione. Si chiedono i ragazzi: la società odierna che mostra una mentalità aperta, è giusto che accetti la pornografia? Risponde la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="event-date infinite-head"><i class="icon_clock_alt"></i>22 Lug 2020</span>
<img decoding="async" width="462" height="260" src="https://marialuisabrasile.it/wp-content/uploads/2020/10/safe_image-2.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="Pillole di pornografia" />
<h2>L’intervista</h2>
<p dir="auto">Tre sedicenni che ragionano fuori dagli schemi nella loro pagina “Convivio anni ’20”, un argomento considerato tabù, un’intervista alla psicoterapeuta Adelaide Caldora (presidente dell’Associazione Maria Luisa Brasile), questi gli ingredienti per un podcast d’eccezione.</p>
<p dir="auto">Si chiedono i ragazzi: la società odierna che mostra una mentalità aperta, è giusto che accetti la pornografia? Risponde la psicologa che oggi è normale parlare di sesso e tutti, anche i bambini, sono esposti a immagini e contenuti piuttosto espliciti. L’immagine pornografica comunica stereotipi, modelli di relazione di genere spesso pericolosi. Piuttosto che scegliere tra fare l’amore <em>o</em> fare sesso, bisognerebbe fare l’amore<em> e</em> fare sesso! Non tutto è possibile e soprattutto non a tutte le età.</p>
<p dir="auto">Col termine pornografia, non ci si riferisce solo a scene a contenuto sessuale o alla nudità, ciò non è sufficiente, basti pensare alle opere d’arte, quadri e statue famose. Si intende, invece, un’attività sessuale ripresa da un operatore, con l’attenzione focalizzata sulle parti intime del corpo, che scinde la pratica dalla relazione, ed ha lo scopo di suscitare eccitazione e piacere. Ben diverso è il film romantico, dove musica, scene e contesto veicolano emozioni, valori, sentimenti.</p>
<p dir="auto">Bisogna fare attenzione all’adultizzazione del minore, fenomeno nel quale ragazze e ragazzi accentuano l’apparire, l’estetica, per arrivare prima, avere successo, essere popolari, essere accettati dal gruppo. È, però, una forma di violenza, altera il diritto all’infanzia, a vivere la propria età in linea con lo sviluppo psichico. Oggi scompare l’infanzia, tutto viene anticipato, si bruciano le tappe e si brucia l’adulto di domani, che non conquista le sue acquisizioni psichiche.</p>
<p dir="auto">Quali precauzioni prendere? Quali strade percorrere? Ci dice A. Caldora che vanno coltivate l’educazione affettiva e l’educazione sessuale, non scisse, con la restituzione dei valori all’interno di una relazione d’amore.</p>
<p dir="auto">Questo e tanto altro nel podcast integrale qui riportato. Da non perdere!</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/3KevPSDUvxI" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le piante, i bambini e la speranza di vita buona</title>
		<link>https://marialuisabrasile.it/le-piante-i-bambini-e-la-speranza-di-vita-buona/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Associazione Maria Luisa Brasile]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Mar 2017 11:07:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://marialuisabrasile.it/?p=2310</guid>

					<description><![CDATA[I bambini e le piante. Cos’hanno in comune? Che crescono, e li si può aiutare a farlo. Dev’essere stata questa l’intuizione che ha portato a intrecciare le storie di un’azienda leader nel mercato internazionale delle soluzioni per il nutrimento delle piante e un’associazione di promozione sociale che si occupa di educazione. Teatro di questa singolare [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="event-date infinite-head"><i class="icon_clock_alt"></i>27 Mar 2017</span>
<img loading="lazy" decoding="async" width="509" height="287" src="https://marialuisabrasile.it/wp-content/uploads/2021/01/bimba-piante-1.jpg" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="Le piante, i bambini e la speranza di vita buona" />
<p>I bambini e le piante. Cos’hanno in comune? Che crescono, e li si può aiutare a farlo. Dev’essere stata questa l’intuizione che ha portato a intrecciare le storie di un’azienda leader nel mercato internazionale delle soluzioni per il nutrimento delle piante e un’associazione di promozione sociale che si occupa di educazione. Teatro di questa singolare esperienza è l’Abruzzo, dove si sperimenta una partnership inconsueta ma di straordinario valore, nella forma e nella sostanza. I protagonisti: Valagro, che ha fatto di innovazione e ricerca la propria cifra distintiva nella produzione di biostimolanti, tenendo fede a un principio irrinunciabile: tutela dell’ambiente e della salute; l’associazione “Maria Luisa Brasile”, che porta, non a caso, il nome di una maestra che negli anni ’60 fu pioniera di grandi innovazioni nella formazione di bambini e ragazzi, fondando una scuola sperimentale che fu modello in tutta Europa. Quell’eredità, oggi, si vuole recuperare, insieme a quel desiderio di segnare percorsi nuovi nel campo dell’educazione, variamente declinata, con particolare riferimento a genitorialità, legalità, rispetto dell’ambiente, diritti delle donne con particolare riferimento al contrasto alla violenza di genere, integrazione con il “diverso”.</p>
<p>« La nuove generazioni sono il nostro oggetto di interesse – precisa la presidente Adelaide Caldora – nella convinzione che sia centrale il tema di nuovi contenuti educativi per attrezzare i ragazzi ad affrontare un mondo dove negli ultimi dieci anni, senza andare troppo indietro, si è consumata una potente rivoluzione: sono cambiate le modalità di relazione e di comunicazione tra pari, con le famiglie, con il mondo della scuola e del lavoro, che richiedono una diversa consapevolezza e nuove “abilità” intellettuali. A fronte di un contesto sociale così profondamente mutato, pensiamo sia utile offrire ai ragazzi, agli insegnanti e alla famiglie occasioni per approfondire temi che sono quelli di oggi, e che spesso ci trovano impreparati». Proprio in questi giorni sono partiti i laboratori della Scuola dei genitori, incontri per fornire a famiglie ed educatori una mappa di “nuovi principi” su cui fondare il progetto educativo della generazione nata e cresciuta nel terzo millennio. La fatica di crescere (da genitore e da bambino), fare di meno ed essere di più, rinunciare per crescere, rispondere in prima persona (imparare la responsabilità): sono i temi dei primi quattro incontri, previsti con cadenza mensile, e riservati ognuno a un massimo di 30 iscritti, tenuti da affermate psicologhe che hanno contribuito a fondare l’associazione. Altri laboratori sono stati rivolti ai bambini nelle scuole elementari, su temi come giocosofia, l’amicizia ai tempi di internet, senza trascurare incontri pubblici sui temi riferiti all’adolescenza sviluppati con il contributo di professionisti del calibro di Alberto Pellai.</p>
<p>E questa galassia educativa ha finito con catturare l’attenzione di un’azienda come Valagro, dove si respira forte l’aria della responsabilità sociale d’impresa, e dove la politica aziendale non guarda solo al profitto. «Da anni la nostra sfida è portare sviluppo e benessere utilizzando meno risorse – chiarisce Ottorino La Rocca, presidente di questa multinazionale che opera in 90 Paesi – che vuol dire produrre di più e meglio per il fabbisogno mondiale, utilizzando meno terreno, meno acqua, meno mezzi tecnici. Per farlo abbiamo posto la ricerca e l’innovazione scientifica al servizio della Natura, consapevoli che prendersi cura del futuro significa lavorare insieme nel rispetto dell’ambiente e tutelando la salute di ognuno. Una visione che include necessariamente ragazzi e bambini, la cui educazione è il pilastro su cui si reggerà il mondo. Sostenere un progetto innovativo come questo vuol dire ugualmente investire sul futuro, che avrà bisogno di uomini e donne formati per rispondere alle sollecitazioni della modernità, che sappiano essere adeguati al loro tempo. Noi sentiamo di voler contribuire al loro percorso di crescita». Coltivare non ha avuto mai un senso così pieno. C’è speranza di vita buona.</p>
<p>Art. pubblicato su Il Sole 24 ore, rubrica Sanità 24, a cura della giornalista Licia Caprara</p>
<p><a href="https://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/aziende-e-regioni/2017-03-27/le-piante-bambini-e-speranza-vita-buona-111451.php?uuid=AEsHR9t&amp;refresh_ce=1" role="navigation" target="_blank" rel="noopener">https://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/aziende-e-regioni/2017-03-27/le-piante-bambini-e-speranza-vita-buona-111451.php?uuid=AEsHR9t&amp;refresh_ce=1</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
