
IV incontro della Scuola dei genitori
Quali forme può prendere la dipendenza? Lo chiediamo alla dottoressa Anatolia Salone, psichiatra e psicoanalista, dottore di ricerca in neuroscienze, docente alla Scuola di Specializzazione in Psichiatria dell’Università G. D’Annunzio di Chieti-Pescara, nel quarto incontro della Scuola dei Genitori. “Si parla di mente-psiche e corpo, ma la psiche è il corpo. Quando proviamo emozioni le sentiamo in modo naturale e le forme emotive dolorose hanno ripercussioni nella qualità della vita, nelle relazioni. Corpo è la forma privilegiata della psiche.”
In particolare cosa succede a psiche-corpo degli adolescenti?
“L’adolescenza è un processo complesso di riorganizzazione del modo di sentire, percepire sé stessi e il mondo, di relazionarsi. È un rimescolare le carte dei propri vissuti per darne una nuova forma. Si dice infatti che sia una seconda nascita. L’adolescente vive crisi, discontinuità, instabilità che non sono patologiche, ma è parte del lavoro psichico necessario alla crescita. Egli deve integrare un corpo nuovo e sessuato, ridefinire la propria identità, rinegoziare i legami con le figure genitoriali, aprirsi a relazioni extra-familiari significative.”
Non è certo facile, cosa può accadere?
“Da una parte è un periodo di grande potenzialità, e allo stesso tempo l’adolescente è più esposto e vulnerabile di fronte all’intensità degli affetti e delle pulsioni. I ragazzi non sanno che stanno vivendo delle angosce fisiologiche legate alle esperienze di crescita e non riescono a comunicarle. L’incontro tra adolescenti e dipendenze è inevitabile, non casuale, è uno stato fisiologico.”
Cosa può andare storto?
“L’adolescente può inciampare su parecchie bucce di banana, con tutto ciò che si ha oggi facilmente a disposizione. Si diventa dipendenti da ciò che ci procura piacere. Oggi si conoscono più di 3000 NPS (nuove sostanze psicoattive). Dobbiamo chiederci: quando un piacere reiterato diventa una dipendenza? Diventa patologico quando è l’unico rimedio per dominare l’angoscia, il dolore ed è incontrollabile, quando si ripercuote sulla vita sociale e scolastica.”
Cosa si può fare?
“Il cambiamento comporta sempre una perdita. Paura e desiderio è il mix più facile da provare. La dipendenza protegge dal rifiuto, dalla frustrazione (evitamento), l’oggetto non delude ma nemmeno risponde, perciò rappresenta un compromesso. Se non aiutiamo l’adolescente a gestire la dipendenza, da solo non ce la fa. Pensiamo a fenomeni come il gaming o gli hikikomori. Si può fare molto, si deve sostituire il comportamento dipendente con la relazione, aiutare la gestione dell’intensità dell’esperienza emotiva. La colpa non è dei genitori, semmai loro ne sono lo strumento.”


